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Carla Chiarchiaro
interviste
23 Marzo 2026
Galleristi
La scarsa percezione del valore culturale generato dalle gallerie è un limite
Gallerista, fondatrice di ADA Roma
Quanti e quali artisti italiani contemporanei rappresenti? Come e quando li hai scoperti?
Ad oggi la galleria rappresenta undici artisti, di cui sei italiani. Con alcuni di loro, tra cui Diego Gualandris, ho iniziato a lavorare sin dagli esordi, quando ADA era ancora uno spazio a progetto ed il programma dedicato esclusivamente alla promozione dell’arte emergente italiana. In seguito, con la galleria commerciale, ho dato vita alle altre collaborazioni con gli artisti italiani che attualmente rappresento. Alcuni di loro come Lulù Nuti e Marco Eusepi, li conoscevo già, ma ci siamo poi incontrati professionalmente “al momento giusto”. In altri casi, come in quello di Andrea Mauti, mi sono stati introdotti da altri artisti.
Quanto è difficile sostenere l’arte italiana emergente? Quali sono, nella tua esperienza, le criticità rispetto ad artisti di altri paesi?
Credo che sostenere l’arte emergente non sia facile in generale, e che ogni luogo o comunità artistica abbia le proprie criticità. Qui in Italia sicuramente manca il supporto da parte delle Istituzioni, tanto al lavoro degli artisti, quanto a quello delle gallerie emergenti. Un limite è certamente dato dalla scarsa percezione del valore culturale che generiamo e del potenziale che il nostro lavoro potrebbe avere in termini di veicolazione culturale all’estero.
Al contrario, quali sono secondo te le potenzialità degli artisti italiani contemporanei?
L’intelligenza creativa da un lato ed il senso di comunità dall’altro. Il fatto di non ricevere alcun tipo di supporto o di non poter individuare un referente nell’istituzione, ha sviluppato la progettualità individuale e l’abitudine a sostenersi l’un l’altro.
Per che cosa si caratterizza la scena artistica romana contemporanea?
Credo che quella romana sia una scena artistica caratterizzata da una naturale stratificazione. Antico, moderno e contemporaneo confluiscono in una grande e tangibile storia della città. Una immensa ricchezza per la scena contemporanea è certamente costituita dalla presenza degli Istituti di Cultura stranieri che, con i loro programmi di residenza, portano ogni anno a Roma artisti di diversa nazionalità e generazione, dando vita a dinamiche di scambio e inserimento con la comunità artistica locale. Come galleria, ho avuto il privilegio di collaborare con alcuni loro in occasione di numerosi progetti. Tra questi Istituto Svizzero, Villa Medici, Accademia di Spagna, Istituto Polacco. Inoltre, negli ultimi anni, molti artisti hanno deciso di unire le forze e fondare degli studi condivisi, fuori dal centro, dove i costi sarebbero insostenibili. Insieme, nonostante una città difficile da navigare, sono riusciti a creare dei veri e propri poli artistici, centri di produzione e dibattito, ubicati in luoghi periferici ma capaci di attrarre l’interesse di collezionisti e addetti ai lavori. Cito come esempio Post Ex, fondato nel quartiere di Centocelle nel 2020, da un gruppo di artisti romani tra cui Lulù Nuti.
Qual è stato il tuo percorso per diventare gallerista?
Una lunga gavetta. È cominciato sicuramente con gli studi, storia dell’arte prima e mercato dell’arte dopo la laurea. Dopodiché l’approdo al lavoro di galleria è stata una conseguenza naturale. Ho iniziato come stagista, attraversando i vari step di crescita professionale. Prima di aprire ADA ho lavorato in altre gallerie per circa dieci anni e, senza questo percorso di formazione sul campo, non credo sarei stata in grado.
Quali sono gli strumenti più utili per la promozione degli artisti nel tuo lavoro?
Nel mio caso, uno su tutti è l’aver creato una comunità intorno alla galleria. Siamo parte di una stessa squadra, io, gli artisti, i nostri collezionisti e, come dico sempre, la promozione fatta dai collezionisti è certamente uno degli strumenti più efficaci.
Quali sono le mostre e i progetti che vedranno impegnati i tuoi artisti italiani nel prossimo futuro?
È attualmente in corso al Macro una grande mostra collettiva dal titolo UNAROMA, a cura di di Luca Lo Pinto e Cristiana Perrella, che inaugura la nuova stagione espositiva del museo che sarà visibile sino al 6 aprile. In questa mostra, sono coinvolti Diego Gualandris, Andrea Mauti, Lulu Nuti e Vittoria Totale.
Inoltre, Diego Gualandris, che aprirà la sua prossima personale in galleria il 10 aprile, è stato recentemente proclamato vincitore del concorso Connessioni Urbane, promosso dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea in collaborazione con Techbau S.p.A., e sarà protagonista della realizzazione di una grande opera pubblica per la città di Roma.
Uscendo dai confini nazionali, Lulù Nuti, inaugurerà a fine aprile una importante mostra personale presso il Centre d’art La Chapelle Jeanne d’Arc, a Thouars in Francia, mentre, Andrea Mauti, di cui avremo una performance in galleria il 27 marzo, sta per inaugurare una mostra presso l’Eglisee Ice Rink di Basilea, supportata dal GGG Kulturkick Basel. Infine, sono stata ad Arco Madrid, dove ho presentato un dialogo tra l’artista spagnola Blanca Gracia e Marco Eusepi. E poi volerò ad Hong Kong per un progetto collettivo in occasione di Art Basel.
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